NAPOLI - Scrisse Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi che "del senno di poi son piene le fosse". L’espressione sta a significare che è facile capire come si sarebbe dovuto agire solo dopo che un evento è accaduto, quando ormai è troppo tardi per rimediare. E allora dare la colpa ad Allegri per la sconfitta di sabato scorso a Milano con l’Inter è un esercizio al quale non intendo prestarmi. Si, è vero, probabilmente è stato intempestivo e fuori luogo l’ingresso in campo, nel momento decisivo della partita, di Badiashile, un pesce fuor d’acqua, un ragazzo spaesato che sembrava essersi trovato in campo senza neppure sapere il perché. Nell’attribuire responsabilità, però, non si può dimenticare che questo (presunto) rinforzo che la società ha messo a disposizione dell’allenatore era arrivato in extremis, dopo una inutilmente defatigante trattativa, senza aver potuto fare un solo giorno di preparazione con il resto della squadra, proprio lui che nella passata stagione, a causa di ripetuti infortuni, era sceso in campo con la maglia del Chelsea per sole otto volte, totalizzando in tutto 471 minuti di presenza. E’ vero, Allegri avrebbe potuto non rischiare passando a una difesa a cinque, come aveva deciso di fare, spostando Di Lorenzo al centro e inserendo Favasuli a destra, ragazzo che chissà quando debutterà nel Napoli ma che notoriamente è dotato di una impressionante carica agonistica e che gli avversari in campo se li mangia vivi. Ma qui ritorniamo all’espressione manzoniana che "del senno di poi son piene le fosse"... La verità, cari amici di Napoli Magazine, è che il calcio a certi livelli ricorda un po’ la spesa quotidiana che fanno ogni giorno le massaie. Se entri in una macelleria e chiedi carne pregiata, di primissimo taglio, spendi una bella cifra ma ti assicuri un pranzetto succulento; se opti per tagli meno nobili, alla fine mangi ugualmente ma il cibo che prepari non può essere prelibato. Figurarsi poi se nella bottega del macellaio – come nel caso del Napoli di quest’anno sul mercato – non ci entri per niente. A tavola ti dovrai accontentare per forza delle rimanenze che hai in frigorifero e serviranno solo per riempirti la pancia alla bene e meglio, cioè in modo approssimativo, sbrigativo e senza troppa cura, accontentandosi di un risultato finale che sarà inevitabilmente imperfetto. Ma lasciamo perdere i paragoni gastronomici e focalizziamoci sull’Arsenal, il peggior cliente che potesse capitare in questo momento sulla strada del Napoli. L’auspicio è che Allegri capisca che arrivati a questo punto le scelte da fare devono essere ispirate principalmente dalle caratteristiche mentali, più che a quelle tacnico-tattiche dei giocatori di cui dispone. Ci vuole il sacro furore, deve scendere in campo chi lo fa con il coltello fra i denti, chi è disposto a correre, a lottare, a metterci il cuore. Secondo me gente come Favasuli e Vergara, ad esempio, non possono essere tenuti in panchina. E – mi ripeto – per tentare di dare un po’ di solidità alla difesa forse è il caso di sposare, almeno con l’Arsenal per evitare clamorose imbarcate, il modulo a cinque, con Di Lorenzo, Rrahmani e Beukema centrali e Favasuli e Spinazzola laterali. Io mi regolerei così. Ma non sono l’allenatore del Napoli.

Mario Zaccaria
Napoli Magazine
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
di Redazione
08/09/2026 - 10:00
NAPOLI - Scrisse Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi che "del senno di poi son piene le fosse". L’espressione sta a significare che è facile capire come si sarebbe dovuto agire solo dopo che un evento è accaduto, quando ormai è troppo tardi per rimediare. E allora dare la colpa ad Allegri per la sconfitta di sabato scorso a Milano con l’Inter è un esercizio al quale non intendo prestarmi. Si, è vero, probabilmente è stato intempestivo e fuori luogo l’ingresso in campo, nel momento decisivo della partita, di Badiashile, un pesce fuor d’acqua, un ragazzo spaesato che sembrava essersi trovato in campo senza neppure sapere il perché. Nell’attribuire responsabilità, però, non si può dimenticare che questo (presunto) rinforzo che la società ha messo a disposizione dell’allenatore era arrivato in extremis, dopo una inutilmente defatigante trattativa, senza aver potuto fare un solo giorno di preparazione con il resto della squadra, proprio lui che nella passata stagione, a causa di ripetuti infortuni, era sceso in campo con la maglia del Chelsea per sole otto volte, totalizzando in tutto 471 minuti di presenza. E’ vero, Allegri avrebbe potuto non rischiare passando a una difesa a cinque, come aveva deciso di fare, spostando Di Lorenzo al centro e inserendo Favasuli a destra, ragazzo che chissà quando debutterà nel Napoli ma che notoriamente è dotato di una impressionante carica agonistica e che gli avversari in campo se li mangia vivi. Ma qui ritorniamo all’espressione manzoniana che "del senno di poi son piene le fosse"... La verità, cari amici di Napoli Magazine, è che il calcio a certi livelli ricorda un po’ la spesa quotidiana che fanno ogni giorno le massaie. Se entri in una macelleria e chiedi carne pregiata, di primissimo taglio, spendi una bella cifra ma ti assicuri un pranzetto succulento; se opti per tagli meno nobili, alla fine mangi ugualmente ma il cibo che prepari non può essere prelibato. Figurarsi poi se nella bottega del macellaio – come nel caso del Napoli di quest’anno sul mercato – non ci entri per niente. A tavola ti dovrai accontentare per forza delle rimanenze che hai in frigorifero e serviranno solo per riempirti la pancia alla bene e meglio, cioè in modo approssimativo, sbrigativo e senza troppa cura, accontentandosi di un risultato finale che sarà inevitabilmente imperfetto. Ma lasciamo perdere i paragoni gastronomici e focalizziamoci sull’Arsenal, il peggior cliente che potesse capitare in questo momento sulla strada del Napoli. L’auspicio è che Allegri capisca che arrivati a questo punto le scelte da fare devono essere ispirate principalmente dalle caratteristiche mentali, più che a quelle tacnico-tattiche dei giocatori di cui dispone. Ci vuole il sacro furore, deve scendere in campo chi lo fa con il coltello fra i denti, chi è disposto a correre, a lottare, a metterci il cuore. Secondo me gente come Favasuli e Vergara, ad esempio, non possono essere tenuti in panchina. E – mi ripeto – per tentare di dare un po’ di solidità alla difesa forse è il caso di sposare, almeno con l’Arsenal per evitare clamorose imbarcate, il modulo a cinque, con Di Lorenzo, Rrahmani e Beukema centrali e Favasuli e Spinazzola laterali. Io mi regolerei così. Ma non sono l’allenatore del Napoli.

Mario Zaccaria
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