Calcio
INTER - Bisseck: "Il percorso è stato difficile, dopo la sfida con la Lazio dello scorso anno ho vissuto il mio peggior momento"
05.05.2026 00:30 di Redazione
aA

Yann Bisseck si è raccontato nel podcast THE CLIMB. Il difensore dell'Inter ha ripercorso le tappe della sua carriera: "Il percorso è stato difficile, ci sono stati tanti up&down. Ogni volta che sei giù, cresci come giocatore e come uomo, ma ho avuto la fortuna di avere sempre al mio fianco la famiglia e gli amici. Non sognavo questo, da giovane pensavo fosse troppo difficile diventare un calciatore professionista. Io ero forte, ma non ero un talento di altissimo livello. Non ho avuto paura di non farcela, ma dopo i brutti infortuni subiti mi chiedevo cosa avrei dovuto fare senza il calcio. Per fortuna, non ho mai smesso di provarci".

Hai giocato in tanti Paesi, ma com'è la Serie A?
"In Italia c'è tanta pressione. È normale, soprattutto in una società come l'Inter perché devi vincere qualcosa in ogni stagione".

Cosa fa quando sbaglia?
"Non guardo i social, per prima cosa. Non ha senso, per 2-3 giorni non esiste il telefono. Poi devi guardare cosa hai sbagliato perché si può sempre migliorare. Nel calcio la cosa positiva è che c'è sempre la partita successiva. Non ho mai pensato di mollare, devi sempre andare avanti".

Qual è stato il momento più difficile che ha vissuto in carriera?
"Eh... Probabilmente gli infortuni, ne ho avuti tanti, ma cito quello subito in Portogallo. In campo ho vissuto il mio momento più difficile l'anno scorso, ho avuto un po' di sfortuna in un grande momento. Fa male perché avevo giocato una grande partita, ma alla fine la gente si ricorda solo del fallo di mano (Inter-Lazio 2-2 del 18 maggio, ndr). È giusto? Probabilmente sì, è una cosa con cui devi convivere".

All'Inter ha raggiunto il successo, se lo aspettava?
"No, io pensavo che i miei compagni sarebbero stati un po' più 'cattivi' con me. Io sono arrivato dalla Danimarca per soli 7 milioni di euro, nessuno mi conosceva, questo è sicuro. Ora mi conoscono tutti? Boh. A Milano penso che tanta gente mi riconosca. I miei compagni di reparto sono stati gentili, mi hanno aiutato tanto. È stata un'esperienza semplice. Del successo mi piace tutto, sono felice".

La critica più dura che ha ricevuto?
"Gli allenatori e mio padre mi dicono che sono troppo 'chill', che nella vita ci sono momenti seri. Ma io non la penso così: se sei sicuro di saper fare una cosa, non c'è bisogno di avere ansia. Io sono così. Poi, naturalmente, se giochi una finale di Champions è normale avere un po' di agitazione".

Il suo rapporto con i social com'è?
"Normalmente buono, i tifosi sono gentili di solito. Spero di essere amato. I veri tifosi, anche quando sbagli, sono sempre con te. Altri ti scrivono che sei scarso o ti insultano".

Cosa vuole dimostrare ancora?
"Voglio dimostrare che non sono solo un buon giocatore, un giocatore utile, ma molto, molto importante per la squadra. Voglio essere un pilastro, essere un giocatore di cui si sente la mancanza quando non c'è. Voglio che si dica: 'Bisseck non gioca, ora cosa facciamo?'. Sono sulla strada giusta, sono cresciuto tanto da quando sono arrivato qua". 

ULTIMISSIME CALCIO
TUTTE LE ULTIMISSIME
NOTIZIE SUCCESSIVE >>>
INTER - Bisseck: "Il percorso è stato difficile, dopo la sfida con la Lazio dello scorso anno ho vissuto il mio peggior momento"

di Redazione

05/05/2026 - 00:30

Yann Bisseck si è raccontato nel podcast THE CLIMB. Il difensore dell'Inter ha ripercorso le tappe della sua carriera: "Il percorso è stato difficile, ci sono stati tanti up&down. Ogni volta che sei giù, cresci come giocatore e come uomo, ma ho avuto la fortuna di avere sempre al mio fianco la famiglia e gli amici. Non sognavo questo, da giovane pensavo fosse troppo difficile diventare un calciatore professionista. Io ero forte, ma non ero un talento di altissimo livello. Non ho avuto paura di non farcela, ma dopo i brutti infortuni subiti mi chiedevo cosa avrei dovuto fare senza il calcio. Per fortuna, non ho mai smesso di provarci".

Hai giocato in tanti Paesi, ma com'è la Serie A?
"In Italia c'è tanta pressione. È normale, soprattutto in una società come l'Inter perché devi vincere qualcosa in ogni stagione".

Cosa fa quando sbaglia?
"Non guardo i social, per prima cosa. Non ha senso, per 2-3 giorni non esiste il telefono. Poi devi guardare cosa hai sbagliato perché si può sempre migliorare. Nel calcio la cosa positiva è che c'è sempre la partita successiva. Non ho mai pensato di mollare, devi sempre andare avanti".

Qual è stato il momento più difficile che ha vissuto in carriera?
"Eh... Probabilmente gli infortuni, ne ho avuti tanti, ma cito quello subito in Portogallo. In campo ho vissuto il mio momento più difficile l'anno scorso, ho avuto un po' di sfortuna in un grande momento. Fa male perché avevo giocato una grande partita, ma alla fine la gente si ricorda solo del fallo di mano (Inter-Lazio 2-2 del 18 maggio, ndr). È giusto? Probabilmente sì, è una cosa con cui devi convivere".

All'Inter ha raggiunto il successo, se lo aspettava?
"No, io pensavo che i miei compagni sarebbero stati un po' più 'cattivi' con me. Io sono arrivato dalla Danimarca per soli 7 milioni di euro, nessuno mi conosceva, questo è sicuro. Ora mi conoscono tutti? Boh. A Milano penso che tanta gente mi riconosca. I miei compagni di reparto sono stati gentili, mi hanno aiutato tanto. È stata un'esperienza semplice. Del successo mi piace tutto, sono felice".

La critica più dura che ha ricevuto?
"Gli allenatori e mio padre mi dicono che sono troppo 'chill', che nella vita ci sono momenti seri. Ma io non la penso così: se sei sicuro di saper fare una cosa, non c'è bisogno di avere ansia. Io sono così. Poi, naturalmente, se giochi una finale di Champions è normale avere un po' di agitazione".

Il suo rapporto con i social com'è?
"Normalmente buono, i tifosi sono gentili di solito. Spero di essere amato. I veri tifosi, anche quando sbagli, sono sempre con te. Altri ti scrivono che sei scarso o ti insultano".

Cosa vuole dimostrare ancora?
"Voglio dimostrare che non sono solo un buon giocatore, un giocatore utile, ma molto, molto importante per la squadra. Voglio essere un pilastro, essere un giocatore di cui si sente la mancanza quando non c'è. Voglio che si dica: 'Bisseck non gioca, ora cosa facciamo?'. Sono sulla strada giusta, sono cresciuto tanto da quando sono arrivato qua".