Ci sono idee che, a un certo punto, vengono e sono difficili da spiegare. L’ultima è la pista che vorrebbe la Lazio sulle tracce di Nicolò Zaniolo, riscattato dall’Udinese senza aver concordato l’ingaggio e quindi in procinto di salutare i friulani se non ci sarà sul piatto un contratto diverso. Tra le varie ipotesi, spunta anche la soluzione biancoceleste. Che sarebbe la conclusione di un cerchio davvero paradossale.
Tutto parte dalla scelta di Gennaro Gattuso. Che aveva detto che non sarebbe più tornato in Italia se avesse fallito la qualificazione ai Mondiali. Ma lì, si sa come funziona: cose che si dicono. Non si capisce perché i protagonisti del calcio le dicano, ma Gattuso ha ovviamente tutto il diritto di allenare in Italia e in Serie A. È curioso, questo sì, che il primo presidente a chiedere le sue dimissioni e quelle di Gabriele Gravina sia stato proprio Claudio Lotito. Si vede che almeno l’allenatore gli piaceva.
Il grande escluso di Zenica. E qui si arriva a Zaniolo, che - pare - avrebbe il placet di Gattuso. Cioè il c.t. che non l’aveva convocato agli spareggi per i Mondiali, anche se tutta Italia pensava che potesse essere una buona idea. È vero che il club non è la Nazionale, è vero che quell’esclusione fu motivata con lo scarso feeling con il gruppo. Però… l’interesse di mercato suona particolare.
E lo spogliatoio? Anche a non voler considerare l’ipotetica convivenza tra Zaniolo e Mattia Zaccagni - protagonisti di una durissima polemica anni fa, ma in Nazionale si sono ritrovati - c’è il passato del buon Nicolò. Fortemente a tinte romaniste, con tanti episodi da raccontare: l’inno della Lazio che “porta sfiga”, il gestaccio ai tifosi biancocelesti al termine di un derby perso, e via dicendo. Insomma: ci sono dei precedenti.
Fonte: Tuttomercatoweb.com