Calcio
LAZIO - Gattuso: "Lotito è un genio, se le cose non funzionano glielo dico in faccia"
04.10.2026 16:07 di Redazione
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Gennaro Gattuso ha parlato al Festival dello Sport, affrontando diversi temi legati al presente della sua Lazio e al suo percorso nel calcio italiano. Tra i passaggi più significativi c'è quello dedicato a Gian Piero Gasperini, allenatore con cui ha mantenuto un rapporto di stima e vicinanza anche nei momenti più difficili della sua carriera.

"Gasperini è un grandissimo allenatore ed è stato sempre presente nei miei momenti difficili. Quando io ero al Milan e lui all'Atalanta mi chiamò e mi disse di tenere duro, che gli piaceva come giocava il mio Milan. Ci somigliamo un po', abbiamo caratteri forti, mi ha sempre fatto sentire la sua vicinanza". Gattuso ha poi riservato parole ancora più importanti al collega, accostandolo a uno degli allenatori che hanno maggiormente segnato la storia del calcio italiano: "Nessuno ne parla ma lui fa parte della stessa categoria di Sacchi, per il cambiamento che ha portato. Io e tanti colleghi proviamo a ripetere le cose che fa lui, ma ci riusciamo difficilmente". E su una possibile cena con Gasperini non ha avuto dubbi: "Sarebbe un onore".

Gattuso ha invece frenato sul pensiero della stracittadina, invitando squadra e ambiente a concentrarsi sugli impegni più imminenti: "Quando sento i miei ragazzi parlarne, o gli addetti ai lavori, li stoppo subito. Ci sono ancora partite importanti, quella settimana ne parleremo". Prima, infatti, c'è da preparare la sfida contro il Monza: "Dobbiamo pensare a preparare bene il Monza, veniamo da una sosta di 20 giorni che è qualcosa di anomalo". L'allenatore della Lazio ha sottolineato la velocità dell'avversario, definendolo una squadra giovane che "va a mille all'ora", per poi ricordare anche i precedenti non positivi con Ivan Juric: "Penso a Napoli-Verona, quando abbiamo mancato la Champions, fu una mazzata incredibile. Potevamo arrivare secondi vincendo, fummo quinti con 77 punti".

Il ricordo più bello resta quello del Mondiale vinto nel 2006, un percorso che Gennaro Gattuso ha vissuto tra difficoltà, sacrifici e la forza di un gruppo diventato indimenticabile. Il centrocampista ha ripercorso soprattutto la semifinale contro la Germania, una partita speciale anche per la situazione personale con cui era arrivato all’appuntamento: “Ero diffidato, non potevo prendere un giallo, avrei saltato la finale. Un giorno speciale”. Un traguardo che, a pochi giorni dall’inizio del torneo, sembrava tutt’altro che scontato: “Non dovevo neanche far parte di quella nazionale perché 10 giorni prima in amichevole contro la Svizzera avevo preso una ginocchiata che mi aveva lacerato il muscolo e sarei dovuto rimanere fermo un mese e mezzo”.

Per tornare a disposizione, Gattuso affrontò un percorso di recupero durissimo: “Lavorai 13/14 ore al giorno per riprendermi. Siamo partiti che ci tiravano i pomodori, venivamo da Calciopoli. Poi piano piano siamo arrivati dove siamo arrivati”. Alla base del trionfo, secondo l’ex centrocampista, ci fu soprattutto la capacità di Marcello Lippi di costruire un gruppo unito: “L’artefice di quel successo fu Marcello Lippi, che fece di tutto per creare un gruppo. Eravamo un gruppo incredibile. Ci permetteva di far venire mogli e figli in hotel fino a mezzanotte”. Anche la scelta della struttura contribuì a creare quell’atmosfera: “Eravamo in un albergo normale, familiare, non 5 stelle. Ed era gestito da calabresi, non sapete quanti biglietti mi sono costati”. E proprio quell’ambiente, secondo Gattuso, fu uno degli ingredienti del successo: “Essere in un hotel così familiare è stato il segreto”.

Tra i legami più importanti costruiti nel calcio c’è quello con Marco Materazzi, nato quando Gattuso era ancora giovanissimo e giocava a Perugia. Un rapporto che va oltre le rivalità vissute successivamente con le maglie di Inter e Milan: “Con Materazzi ho condiviso tanto. Sono andato a Perugia che ero giovanissimo e in quel periodo non avevo un euro: lui era più grande e mi ha aiutato. C’è sempre stato un rapporto incredibile con lui”. La loro amicizia, però, non impediva che in campo emergessero le rivalità tra i due club milanesi. Gattuso ha raccontato con ironia come il rapporto cambiasse quando si ritrovavano da avversari: “Poi siamo andati all’Inter e al Milan e si trasformava. Nel sottopassaggio sembrava che non ti conoscesse”, ha concluso ridendo.

Un altro tema toccato da Gattuso è stato quello dell'assenza del pubblico allo stadio, elemento che secondo l'allenatore incide inevitabilmente sul calcio e sulle prestazioni delle squadre: "Lo stadio pieno manca: il calcio senza tifosi non è calcio. I tifosi sono una componente importante, invitandoti fanno venire fuori qualcosa in più". Il ricordo del periodo del Covid, quando gli stadi erano vuoti per motivi sanitari, non cambia la sua valutazione: "Giocare in uno stadio vuoto non è calcio, era successo anche col Covid ma lì c'era una motivazione. Ora noi stiamo soffrendo questo aspetto, non avere i tifosi a darci una mano".

Gattuso ha parlato anche del rapporto con il presidente della Lazio, sottolineando la sua propensione al dialogo e il valore che attribuisce ai rapporti diretti: "La figura da calciatore tutt'ora, ahimè, me la porto dietro. Ma da quando faccio questo mestiere difficilmente ho litigato coi presidenti. Mi piace il dialogo. È normale che mi piaccia parlare con gente vera, che la parola venga mantenuta: non mi piace farmi prendere in giro". Poi il riferimento a Lotito, con cui ha costruito un rapporto basato sul confronto: "Con Lotito c'è questo rapporto. È normale che se le cose nel quotidiano non funzionano vada detto in faccia. Lui è un uomo di intelligenza incredibile, un genio". Poi Gattuso ha scherzato sulla celebre frase attribuita al presidente biancoceleste: "Ho detto 'meno parla e meglio è'? È un casino però, perché ha 4-5 telefonini…".

"È un'esperienza che mi ha scottato, ci sono rimasto male, una mazzata incredibile. Volevo ripartire subito". Gattuso ha raccontato anche di aver apprezzato le esperienze all'estero, soprattutto per la possibilità di confrontarsi con culture diverse: "Mi era piaciuto, mischiare le culture e le mie esperienze sono state importanti". Poi la scelta della Lazio, arrivata dopo aver detto no per due o tre volte a Lotito: "Stavolta ho detto sì perché in una situazione di grandissima difficoltà ero convinto che in tanti di loro potessero dare molto. Sono orgoglioso di allenare questi ragazzi che stanno dando tanto, siamo partiti bene ma la strada è lunga".

Gattuso ha parlato anche di uno degli acquisti più importanti della Lazio, Davide Frattesi, che l'allenatore conosceva già dai tempi della Nazionale: "Ho avuto la fortuna di allenarlo in nazionale, nei raduni gli ho sempre detto che doveva prendere una decisione: è un giocatore importante, non poteva accontentarsi di giocare 15 minuti a partita. Gli ho detto che doveva assumersi più responsabilità". La scelta del centrocampista di approdare alla Lazio viene considerata dal tecnico particolarmente significativa: "La sua scelta di scegliere noi è stata una scelta incredibile, in un mercato per noi difficile in cui potevamo fare poco".

Non è mancato un passaggio su Nuno Tavares e sul lavoro fatto per valorizzarne il talento. Gattuso ha indicato Nuno Mendes come l'unico giocatore che, a suo giudizio, può essere paragonato al portoghese: "Solo Nuno Mendes è allo stesso livello di Tavares". Poi ha spiegato il senso della battuta sull'eredità fatta prima del Milan: "Descrive al meglio Tavares, che non ha dato il massimo che poteva". Il rapporto non è stato immediatamente semplice: "All'inizio ci sono stati con lui dei momenti di tensione, non è stato tutto rose e fiori". Gattuso ha quindi spiegato la sua particolare insofferenza nei confronti di chi non sfrutta le proprie qualità: "Io odio le persone che hanno talento ma non fanno nulla per migliorarsi. Il mio percorso è stato completamente diverso perché io non avevo talento e ho lavorato duramente per migliorarmi. Detesto chi ha talento e lo butta sotto i piedi".

L'ex Milan e Napoli ha poi raccontato anche le difficoltà incontrate all'inizio del suo percorso da allenatore, partendo dall'esperienza al Sion come player-manager: "Ci ho messo tempo e c'è stato un momento in cui volevo smettere. Ho sottovalutato il fatto di avere a che fare con una generazione completamente diversa, andavo a casa ed ero sempre nervoso per gli atteggiamenti". Un percorso che lo ha portato a cambiare anche il proprio approccio: "Ho fatto un percorso individuando 2-3 priorità nelle mie idee, e per il resto adeguandomi alla generazione di oggi. La vivo meglio, ora non mi arrabbio più sulle banalità".

"Un Gattuso nella mia squadra non lo vorrei mai. Quando mi rivedo in campo cambio subito". Una battuta che racconta anche quanto sia cambiato il suo modo di vedere il calcio: "A me le cose semplici non piacciono. A casa sto bene 2-3 mesi al massimo". Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Gattuso ha vissuto per un periodo a Gallarate. È proprio da un’esperienza quotidiana, legata alla spesa e al costo del pesce, che nacque l’idea di aprire un’attività tutta sua: “Quando ho smesso di giocare a calcio ho abitato a Gallarate per un po’. Quando andavo a prendere il pesce costava davvero tanto. Ho deciso così di aprire una pescheria”.

Gattuso ha raccontato anche la malattia autoimmune che lo ha costretto a smettere di giocare e con cui convive da anni: “Ho smesso di giocare per la malattia autoimmune che ho preso. Ed è da quindici anni che prendo il cortisone”. Una condizione che ha imparato ad affrontare, pur senza nasconderne il peso: “In tutti questi anni ho detto che c’è gente che con la mia malattia sta a letto 4/5 mesi perché non riesce a muoversi. La malattia l’ho accettata, ci lavoro. Ma mi costa, perché prendere il cortisone tutti i giorni non è facile. Sono 6/7 anni che non bevo nessun tipo di alcolico. Si va avanti fino a quando Dio ci dà la forza di continuare”.

"Al Milan per me fu un sogno. Quando sono arrivato non ero all'altezza. Sentivo il rumore del pallone, la differenza tra come calciavano loro il pallone e come lo calciavo io". Gattuso ha ricordato anche ciò che lo spinse a insistere nei primi anni: "A Milanello vedevo le foto dei trofei vinti, il mio obiettivo era vedere una mia foto lì. Questo mi dava la forza di andare avanti anche nei primi anni, quando non si vinceva. Devo ringraziare questi campioni e persone speciali".

"Maldini per me è stato un campione a 360 gradi. Era lui che mi metteva in soggezione. Non saltava mai un allenamento neanche a 40 anni, se stava male prendeva l'Aulin. Un giocatore incredibile, di uno spessore tecnico, mentale, umano imbarazzanti". Gattuso ha poi commentato anche l'episodio del murales dedicato a Franco Baresi, recentemente imbrattato: "Mi ha fatto male, ma viviamo in un mondo molto problematico e ormai non mi sorprendo mai di nulla".

Accanto a Gattuso, nei momenti più importanti della sua vita, c’è sempre stata la moglie. Un rapporto nato a Glasgow nel 1997 e destinato a durare nel tempo, tanto che il prossimo anno saranno trent’anni dal loro primo incontro. “Senza mia moglie non avrei fatto nulla, il prossimo anno saranno trent’anni da quando ci siamo conosciuti a Glasgow nel 1997”. Gattuso ha raccontato anche come è iniziata la loro storia: “Suo padre era un ristoratore. Noi italiani andavamo in ristoranti italiani. Avevamo trovato Mario (papà della moglie). L’ho conosciuta così, siamo usciti di nascosto per un po’ poi ho chiesto la sua mano a Mario”. 

Un sostegno diventato fondamentale soprattutto nei momenti più difficili, tra problemi personali e di salute: “Quando si attraversano momenti negativi o ci sono problemi di salute, è importante avere una famiglia che ti supporta”. Oggi Gattuso si gode la vita lontano dal campo e il tempo trascorso con i suoi cari: “Io a casa sto benissimo. Non vedo l’ora di tornare a casa e ci sto volentieri. Vedo i figli che sono cresciuti e sono diventati grandi. E il merito è di mia moglie, io ci sono stato poco”. Una presenza che, come ha spiegato, è stata resa possibile anche da una prima parte di carriera vissuta a lungo nello stesso posto: “Ho avuto la fortuna di indossare per 13 anni nella stessa squadra e si è stati nella stessa città”. 

Tra i passaggi più personali del racconto di Gennaro Gattuso c’è quello dedicato alla sorella, persa quando era ancora molto giovane. Un dolore che non si è mai spento e che si accompagna al desiderio di poterla rivedere, anche solo per pochi istanti: “Io ho perso una sorella molto giovane. Pagherei tutto quello che ho per passare un’ora con lei. Mi manca”. Gattuso ha poi parlato dei genitori, ancora in vita, soffermandosi sulla difficoltà di affrontare una perdita simile: “Ho la fortuna di avere ancora in vita mamma e papà. Un genitore non accetta mai la perdita di un figlio, non si è mai preparati al fatto che un figlio possa andare via prima di te”.

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di Redazione

04/10/2026 - 16:07

Gennaro Gattuso ha parlato al Festival dello Sport, affrontando diversi temi legati al presente della sua Lazio e al suo percorso nel calcio italiano. Tra i passaggi più significativi c'è quello dedicato a Gian Piero Gasperini, allenatore con cui ha mantenuto un rapporto di stima e vicinanza anche nei momenti più difficili della sua carriera.

"Gasperini è un grandissimo allenatore ed è stato sempre presente nei miei momenti difficili. Quando io ero al Milan e lui all'Atalanta mi chiamò e mi disse di tenere duro, che gli piaceva come giocava il mio Milan. Ci somigliamo un po', abbiamo caratteri forti, mi ha sempre fatto sentire la sua vicinanza". Gattuso ha poi riservato parole ancora più importanti al collega, accostandolo a uno degli allenatori che hanno maggiormente segnato la storia del calcio italiano: "Nessuno ne parla ma lui fa parte della stessa categoria di Sacchi, per il cambiamento che ha portato. Io e tanti colleghi proviamo a ripetere le cose che fa lui, ma ci riusciamo difficilmente". E su una possibile cena con Gasperini non ha avuto dubbi: "Sarebbe un onore".

Gattuso ha invece frenato sul pensiero della stracittadina, invitando squadra e ambiente a concentrarsi sugli impegni più imminenti: "Quando sento i miei ragazzi parlarne, o gli addetti ai lavori, li stoppo subito. Ci sono ancora partite importanti, quella settimana ne parleremo". Prima, infatti, c'è da preparare la sfida contro il Monza: "Dobbiamo pensare a preparare bene il Monza, veniamo da una sosta di 20 giorni che è qualcosa di anomalo". L'allenatore della Lazio ha sottolineato la velocità dell'avversario, definendolo una squadra giovane che "va a mille all'ora", per poi ricordare anche i precedenti non positivi con Ivan Juric: "Penso a Napoli-Verona, quando abbiamo mancato la Champions, fu una mazzata incredibile. Potevamo arrivare secondi vincendo, fummo quinti con 77 punti".

Il ricordo più bello resta quello del Mondiale vinto nel 2006, un percorso che Gennaro Gattuso ha vissuto tra difficoltà, sacrifici e la forza di un gruppo diventato indimenticabile. Il centrocampista ha ripercorso soprattutto la semifinale contro la Germania, una partita speciale anche per la situazione personale con cui era arrivato all’appuntamento: “Ero diffidato, non potevo prendere un giallo, avrei saltato la finale. Un giorno speciale”. Un traguardo che, a pochi giorni dall’inizio del torneo, sembrava tutt’altro che scontato: “Non dovevo neanche far parte di quella nazionale perché 10 giorni prima in amichevole contro la Svizzera avevo preso una ginocchiata che mi aveva lacerato il muscolo e sarei dovuto rimanere fermo un mese e mezzo”.

Per tornare a disposizione, Gattuso affrontò un percorso di recupero durissimo: “Lavorai 13/14 ore al giorno per riprendermi. Siamo partiti che ci tiravano i pomodori, venivamo da Calciopoli. Poi piano piano siamo arrivati dove siamo arrivati”. Alla base del trionfo, secondo l’ex centrocampista, ci fu soprattutto la capacità di Marcello Lippi di costruire un gruppo unito: “L’artefice di quel successo fu Marcello Lippi, che fece di tutto per creare un gruppo. Eravamo un gruppo incredibile. Ci permetteva di far venire mogli e figli in hotel fino a mezzanotte”. Anche la scelta della struttura contribuì a creare quell’atmosfera: “Eravamo in un albergo normale, familiare, non 5 stelle. Ed era gestito da calabresi, non sapete quanti biglietti mi sono costati”. E proprio quell’ambiente, secondo Gattuso, fu uno degli ingredienti del successo: “Essere in un hotel così familiare è stato il segreto”.

Tra i legami più importanti costruiti nel calcio c’è quello con Marco Materazzi, nato quando Gattuso era ancora giovanissimo e giocava a Perugia. Un rapporto che va oltre le rivalità vissute successivamente con le maglie di Inter e Milan: “Con Materazzi ho condiviso tanto. Sono andato a Perugia che ero giovanissimo e in quel periodo non avevo un euro: lui era più grande e mi ha aiutato. C’è sempre stato un rapporto incredibile con lui”. La loro amicizia, però, non impediva che in campo emergessero le rivalità tra i due club milanesi. Gattuso ha raccontato con ironia come il rapporto cambiasse quando si ritrovavano da avversari: “Poi siamo andati all’Inter e al Milan e si trasformava. Nel sottopassaggio sembrava che non ti conoscesse”, ha concluso ridendo.

Un altro tema toccato da Gattuso è stato quello dell'assenza del pubblico allo stadio, elemento che secondo l'allenatore incide inevitabilmente sul calcio e sulle prestazioni delle squadre: "Lo stadio pieno manca: il calcio senza tifosi non è calcio. I tifosi sono una componente importante, invitandoti fanno venire fuori qualcosa in più". Il ricordo del periodo del Covid, quando gli stadi erano vuoti per motivi sanitari, non cambia la sua valutazione: "Giocare in uno stadio vuoto non è calcio, era successo anche col Covid ma lì c'era una motivazione. Ora noi stiamo soffrendo questo aspetto, non avere i tifosi a darci una mano".

Gattuso ha parlato anche del rapporto con il presidente della Lazio, sottolineando la sua propensione al dialogo e il valore che attribuisce ai rapporti diretti: "La figura da calciatore tutt'ora, ahimè, me la porto dietro. Ma da quando faccio questo mestiere difficilmente ho litigato coi presidenti. Mi piace il dialogo. È normale che mi piaccia parlare con gente vera, che la parola venga mantenuta: non mi piace farmi prendere in giro". Poi il riferimento a Lotito, con cui ha costruito un rapporto basato sul confronto: "Con Lotito c'è questo rapporto. È normale che se le cose nel quotidiano non funzionano vada detto in faccia. Lui è un uomo di intelligenza incredibile, un genio". Poi Gattuso ha scherzato sulla celebre frase attribuita al presidente biancoceleste: "Ho detto 'meno parla e meglio è'? È un casino però, perché ha 4-5 telefonini…".

"È un'esperienza che mi ha scottato, ci sono rimasto male, una mazzata incredibile. Volevo ripartire subito". Gattuso ha raccontato anche di aver apprezzato le esperienze all'estero, soprattutto per la possibilità di confrontarsi con culture diverse: "Mi era piaciuto, mischiare le culture e le mie esperienze sono state importanti". Poi la scelta della Lazio, arrivata dopo aver detto no per due o tre volte a Lotito: "Stavolta ho detto sì perché in una situazione di grandissima difficoltà ero convinto che in tanti di loro potessero dare molto. Sono orgoglioso di allenare questi ragazzi che stanno dando tanto, siamo partiti bene ma la strada è lunga".

Gattuso ha parlato anche di uno degli acquisti più importanti della Lazio, Davide Frattesi, che l'allenatore conosceva già dai tempi della Nazionale: "Ho avuto la fortuna di allenarlo in nazionale, nei raduni gli ho sempre detto che doveva prendere una decisione: è un giocatore importante, non poteva accontentarsi di giocare 15 minuti a partita. Gli ho detto che doveva assumersi più responsabilità". La scelta del centrocampista di approdare alla Lazio viene considerata dal tecnico particolarmente significativa: "La sua scelta di scegliere noi è stata una scelta incredibile, in un mercato per noi difficile in cui potevamo fare poco".

Non è mancato un passaggio su Nuno Tavares e sul lavoro fatto per valorizzarne il talento. Gattuso ha indicato Nuno Mendes come l'unico giocatore che, a suo giudizio, può essere paragonato al portoghese: "Solo Nuno Mendes è allo stesso livello di Tavares". Poi ha spiegato il senso della battuta sull'eredità fatta prima del Milan: "Descrive al meglio Tavares, che non ha dato il massimo che poteva". Il rapporto non è stato immediatamente semplice: "All'inizio ci sono stati con lui dei momenti di tensione, non è stato tutto rose e fiori". Gattuso ha quindi spiegato la sua particolare insofferenza nei confronti di chi non sfrutta le proprie qualità: "Io odio le persone che hanno talento ma non fanno nulla per migliorarsi. Il mio percorso è stato completamente diverso perché io non avevo talento e ho lavorato duramente per migliorarmi. Detesto chi ha talento e lo butta sotto i piedi".

L'ex Milan e Napoli ha poi raccontato anche le difficoltà incontrate all'inizio del suo percorso da allenatore, partendo dall'esperienza al Sion come player-manager: "Ci ho messo tempo e c'è stato un momento in cui volevo smettere. Ho sottovalutato il fatto di avere a che fare con una generazione completamente diversa, andavo a casa ed ero sempre nervoso per gli atteggiamenti". Un percorso che lo ha portato a cambiare anche il proprio approccio: "Ho fatto un percorso individuando 2-3 priorità nelle mie idee, e per il resto adeguandomi alla generazione di oggi. La vivo meglio, ora non mi arrabbio più sulle banalità".

"Un Gattuso nella mia squadra non lo vorrei mai. Quando mi rivedo in campo cambio subito". Una battuta che racconta anche quanto sia cambiato il suo modo di vedere il calcio: "A me le cose semplici non piacciono. A casa sto bene 2-3 mesi al massimo". Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, Gattuso ha vissuto per un periodo a Gallarate. È proprio da un’esperienza quotidiana, legata alla spesa e al costo del pesce, che nacque l’idea di aprire un’attività tutta sua: “Quando ho smesso di giocare a calcio ho abitato a Gallarate per un po’. Quando andavo a prendere il pesce costava davvero tanto. Ho deciso così di aprire una pescheria”.

Gattuso ha raccontato anche la malattia autoimmune che lo ha costretto a smettere di giocare e con cui convive da anni: “Ho smesso di giocare per la malattia autoimmune che ho preso. Ed è da quindici anni che prendo il cortisone”. Una condizione che ha imparato ad affrontare, pur senza nasconderne il peso: “In tutti questi anni ho detto che c’è gente che con la mia malattia sta a letto 4/5 mesi perché non riesce a muoversi. La malattia l’ho accettata, ci lavoro. Ma mi costa, perché prendere il cortisone tutti i giorni non è facile. Sono 6/7 anni che non bevo nessun tipo di alcolico. Si va avanti fino a quando Dio ci dà la forza di continuare”.

"Al Milan per me fu un sogno. Quando sono arrivato non ero all'altezza. Sentivo il rumore del pallone, la differenza tra come calciavano loro il pallone e come lo calciavo io". Gattuso ha ricordato anche ciò che lo spinse a insistere nei primi anni: "A Milanello vedevo le foto dei trofei vinti, il mio obiettivo era vedere una mia foto lì. Questo mi dava la forza di andare avanti anche nei primi anni, quando non si vinceva. Devo ringraziare questi campioni e persone speciali".

"Maldini per me è stato un campione a 360 gradi. Era lui che mi metteva in soggezione. Non saltava mai un allenamento neanche a 40 anni, se stava male prendeva l'Aulin. Un giocatore incredibile, di uno spessore tecnico, mentale, umano imbarazzanti". Gattuso ha poi commentato anche l'episodio del murales dedicato a Franco Baresi, recentemente imbrattato: "Mi ha fatto male, ma viviamo in un mondo molto problematico e ormai non mi sorprendo mai di nulla".

Accanto a Gattuso, nei momenti più importanti della sua vita, c’è sempre stata la moglie. Un rapporto nato a Glasgow nel 1997 e destinato a durare nel tempo, tanto che il prossimo anno saranno trent’anni dal loro primo incontro. “Senza mia moglie non avrei fatto nulla, il prossimo anno saranno trent’anni da quando ci siamo conosciuti a Glasgow nel 1997”. Gattuso ha raccontato anche come è iniziata la loro storia: “Suo padre era un ristoratore. Noi italiani andavamo in ristoranti italiani. Avevamo trovato Mario (papà della moglie). L’ho conosciuta così, siamo usciti di nascosto per un po’ poi ho chiesto la sua mano a Mario”. 

Un sostegno diventato fondamentale soprattutto nei momenti più difficili, tra problemi personali e di salute: “Quando si attraversano momenti negativi o ci sono problemi di salute, è importante avere una famiglia che ti supporta”. Oggi Gattuso si gode la vita lontano dal campo e il tempo trascorso con i suoi cari: “Io a casa sto benissimo. Non vedo l’ora di tornare a casa e ci sto volentieri. Vedo i figli che sono cresciuti e sono diventati grandi. E il merito è di mia moglie, io ci sono stato poco”. Una presenza che, come ha spiegato, è stata resa possibile anche da una prima parte di carriera vissuta a lungo nello stesso posto: “Ho avuto la fortuna di indossare per 13 anni nella stessa squadra e si è stati nella stessa città”. 

Tra i passaggi più personali del racconto di Gennaro Gattuso c’è quello dedicato alla sorella, persa quando era ancora molto giovane. Un dolore che non si è mai spento e che si accompagna al desiderio di poterla rivedere, anche solo per pochi istanti: “Io ho perso una sorella molto giovane. Pagherei tutto quello che ho per passare un’ora con lei. Mi manca”. Gattuso ha poi parlato dei genitori, ancora in vita, soffermandosi sulla difficoltà di affrontare una perdita simile: “Ho la fortuna di avere ancora in vita mamma e papà. Un genitore non accetta mai la perdita di un figlio, non si è mai preparati al fatto che un figlio possa andare via prima di te”.